Pressione ambientale sulla celiachia?
Si, si può introdurre il concetto di "pressione ambientale" nei confronti della celiachia.
Sembra che la celiachia aumenta in funzione di tre principali variazioni: aumento del consumo di glutine nella popolazione; aumento nel consumo di cereali ricchi di peptidi (frazioni proteiche) tossici quali ad esempio il grano tenero ed infine ridotta incidenza dell’allattamento al seno con divezzamento precoce con glutine del lattante.
La quantità di glutine consumata ha un ruolo importante nell’eziologia della celiachia (1, 2), ma va considerata anche la qualità del glutine. Il glutine infatti è una miscela di composti proteici che possono contenere epitopi (detti anche determinanti antigenici sono componenti strutturali di una sostanza proteica o polisaccaridica che può dare origine ad una risposta immuno-specifica) più o meno tossici in rapporto alla loro variabile capacità di indurre un danno immuno-mediato nella mucosa intestinale.
Il grado di tossicità del glutine può anche essere influenzato dai processi dei cibi a base di cereali, ad esempio le tecniche di lievitazione del pane possono determinare l’idrolisi di epitopi particolarmente tossici ed aumentare, così, la tolleranza del soggetto celiaco verso quel prodotto (3).
L’alimentazione infantile si inserisce nell’interazione che si instaura tra glutine e predisposizione genetica. La durata dell’allattamento al seno (1, 4) e l’età di introduzione del glutine sono fondamentali.
Fonte: S. Gatti e C. Catassi




@Letizia, ma sono io che devo ringraziare te per la visita al mio blog. E ancora complimenti per il tuo blog ;-))
Rob.
Scritto da Roberto Bernabo', il 14 Febbraio, 2006 at 18:29